Pellegrinaggio di speranza della Caritas diocesana in Campania, Calabria e Sicilia

Ripenso ancora con emozione al pellegrinaggio della nostra Caritas Diocesana in quest’estate calda tra luglio e agosto. Il pellegrinaggio aveva il titolo “Ai luoghi della speranza per incontrare i testimoni di giustizia e carità”. I luoghi sembrano proprio che non siano della speranza.
A Napoli i quartieri spagnoli, Scampia. In Campania la terra dei fuochi, in Calabria la Locride e Reggio Calabria, in Sicilia il quartiere Brancaccio, Cinisi feudo dei Badalamenti. Sono luoghi di camorra, di ‘ndrangheta, di mafia. Però questi luoghi sono abitati dai poveri, dagli ultimi, dagli emarginati, sono abitati dai giusti, dai testimoni, dai martiri. Son luoghi di una Chiesa testimone.
Abbiamo incontrato Padre Maurizio Patriciello, è un prete diocesano della diocesi di Acerra. L’abbiamo conosciuto per la 30a Marcia della pace a Cagliari.
Padre Maurizio ci ha ricevuto nella sua parrocchia di San Paolo Apostolo a Caiano. L’abbiamo ascoltato assorti. Vive in un quartiere, in un territorio in degrado, degrado ecologico e degrado morale: la terra violentata per l’inquinamento, per i fuochi che vorrebbero che eliminassero il segno del traffico camorristico dell’amianto e di ogni rifiuto tossico delle fabbriche del Nord e della Campania.
I fuochi sono visibilissimi da chilometri, l’aria è fetida, infernale, velenosa, irrespirabile per i rifiuti tossici che dopo l’incendio il vento porta dappertutto, anche dentro le case, nei polmoni degli uomini, grandi e piccoli che si ammalano, muoiono di cancro più che in ogni luogo d’Italia. L’acqua stessa è avvelenata, inquinata.
Così don Patriciello denuncia, parla, coscientizza, cerca alleati contro questo male che uccide la sua gente, la sua terra. La gente è all’estremo: disoccupazione, delinquenza, prostituzione, pedofilia, camorra. La gente ha paura. Don Patriciello è con la gente, ha paura con loro. Non paura di morire, di essere ammazzato dai camorristi (questo è nel rischio del suo vivere). Ha paura per la gente, per la loro sofferenza, per le ingiustizie che subisce. Attorno a lui ha creato una comunità che lo segue, che collabora, che ha fatto le sue scelte, che sogna una liberazione.

Articolo intero su Nuovo Cammino n. 14, pag. 13.

don Angelo Pittau