I vescovi sardi credono nei giovani. La settimana scorsa il presidente dell’episcopato isolano, Arrigo Miglio, ha firmato, a nome dei presuli isolani, il messaggio inviato agli under 35 dai capi delle diocesi meridionali al termine del convegno napoletano sul tema “Chiesa e lavoro. Quale futuro per i giovani nel Sud?”. Un documento che ribadisce la “personale attenzione e la sollecitudine pastorale” dei vescovi verso i giovani immersi in un “contesto sociale che non favorisce l’inserimento nel mondo del lavoro e non offre prospettive incoraggianti”. Parlano i numeri: un giovane su due nella nostra regione è privo di occupazione, la disoccupazione giovanile (15-24 anni) supera il 40% e in qualche territorio sfonda il muro del 50%; dispersione scolastica oltre il 20%, giovani neet – non lavorano e non studiano – 26% (in Europa 12,5%). Uno scenario desolante, davanti al quale i giovani sardi, come i loro coetanei del Meridione, “hanno continuato a credere nel ruolo dello Stato e a operare”. Una grossa mano alle istituzioni è stato data dalla famiglia, il più solido tra gli ammortizzatori sociali. La solidarietà familiare e parentale ha compensato alla grande le defaillances statali.

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