La regalità del Signore secondo criteri opposti alle monarchie del mondo

La testimonianza del martire messicano José Sànchez del Rio

Lo scorso 16 ottobre il Papa Francesco ha proclamato sette nuovi Santi di età e nazionalità differenti. Tra loro c’è José Sànchez del Rio, un adolescente di 14 anni che muore martire nel 1928 durante la rivoluzione anticattolica in Messico da parte del governo filomarxista, ateo e anticlericale con la conseguente rivolta e opposizione dei Cristeros in difesa della fede e del culto. San José Sànchez del Rio ci manifesta la sua determinazione di scelta cristiana opponendosi alla legge che impediva ogni manifestazione di fede. Fu catturato e imprigionato in una chiesa, ormai profanata, nella quale i soldati tenevano un pollaio e fu costretto ad assistere all’impiccagione di un ragazzo suo compagno di prigionia. Ogni tentativo di farlo retrocedere nella fede risultò vano. Il 10 febbraio 1928 fu scuoiata la pianta dei suoi piedi e costretto, tra dolori lancinanti, a raggiungere il cimitero del paese. Fu pugnalato non mortalmente con la richiesta di rinnegare la fede ma lui, straziato, gridava ad ogni trafittura “Viva Cristo Re!”. Il capitano, visto tale atteggiamento, gli sparò mentre José, agonizzante, riuscì a tracciare, col sangue, una croce sul terreno. Aveva scritto una lettera a sua madre nella quale si legge: “ti devi rimettere alla volontà di Dio; muoio contento perché muoio al fianco di Nostro Signore. […] Invece dì ai miei altri fratelli di seguire l’esempio del più piccolo e farai la volontà del nostro Dio. Abbi forza di inviarmi la tua benedizione insieme a mio padre. Salutami tutti per l’ultima volta e ricevete il cuore di vostro figlio che vi ama entrambi e vi avrebbe voluto vedere prima di morire”. Anche il cinema ha realizzato un film dal titolo “Cristiada” per raccontare la vicenda eroica di questo martire adolescente. Ne parliamo solo ora, a distanza di oltre un mese dalla sua canonizzazione, perché abbiamo appena celebrato la festa di Cristo Re dell’Universo, istituita da Pio XI nel 1925, che ci fa considerare la regalità del Signore secondo criteri opposti alle monarchie del mondo. Il testo evangelico proclamato quest’anno ci mostra Gesù crocifisso, con una corona sul capo e l’iscrizione sopra il patibolo che lo proclama “Re dei Giudei”. Uno dei malfattori, morente al suo fianco, riconosce un “Regno” che non accetta i segni eclatanti di chi chiede a Gesù di scendere dalla croce. La liturgia ci orienta a Cristo che “siede alla destra del Padre e di nuovo verrà nella gloria per giudicare i vivi e i morti”. Tuttavia non si può oscurare il cosiddetto “Regno sociale di Gesù”, ovvero la sua sovranità continuamente presente nella storia. Ci si potrebbe domandare: come la signoria di Cristo è presente nella quotidianità e la si favorisce nelle scelte che compiamo? Non si tratta di accogliere un “potere” ma di vivere la coerenza evangelica, per cui la nostra presenza nel mondo manifesti l’invito di Gesù ad essere luce e sale. Ritornano alla mente le forti parole dell’omelia dell’inizio del Pontificato di Giovanni Paolo II (22 ottobre 1978): “Aprite le porte a Cristo! alla sua salvatrice potestà. Aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura!”. La regalità di Cristo ci sprona a manifestare la fede ovunque: lavoro, sport, politica, studio, tempo libero e in ogni altro ambito di vita. Per questo un tempo ci si salutava dicendo “Cristo regni!” e si rispondeva “Sempre regni!”: era un modo per ricordare l’impegno a favorire l’avvento del Regno del Signore anche attraverso la propria responsabilità. La testimonianza di José Sànchez del Rio si affianca a quella di altri giovani Santi e Beati come Tarcisio, Agnese, Luigi Gonzaga, Domenico Savio, Teresa di Gesù Bambino, Rolando Rivi, Francesco e Giacinta Marto. Non esiste età per vivere vigorosamente il Vangelo, per questo iniziando il nuovo l’Anno Liturgico col Tempo dell’Avvento, sentiamoci stimolati nell’impegno di santità.

Don Roberto Lai

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