Intervista al missionario saveriano tuilese impegnato in Camerun, diocesi di Yagoua, dopo aver trascorso 17 anni in Ciad

La giornata missionaria Mondiale celebrata il 21 ottobre scorso nella comunità parrocchiale di Tuili è stata presieduta da Padre Tonino Melis, tuilese, classe 1956 appartenente alla congregazione dei Missionari Saveriani, ordinato Sacerdote nel 1983 e in missione dal 1985. Dopo una bella celebrazione in cui la comunità ha mostrato il suo affetto e la sua riconoscenza a padre Tonino mi ritrovo seduto nel coro della chiesa con lui per farle qualche domanda e dare modo ai lettori di Nuovo Cammino di conoscere più da vicino questo missionario figlio della nostra chiesa locale di Ales-Terralba.

Dove hai operato e operi in questi anni?
Negli ultimi anni ho operato in Camerun dopo aver fatto 17 anni in Ciad, dal 2003 sono in Camerun. Nella diocesi di Yagoua.

Quali novità importanti stanno avvenendo nelle missioni? Cambiamenti significativi?
Il grande cambiamento molto evidente e molto significativo è l’ingresso massiccio dei giovani, che vengono a cercare nel cristianesimo qualcosa che non trovano altrove. Questi paesi sono in crisi, la società tradizionale è in crisi, la gioventù vede che non ha speranze perché la situazione politica è bloccata dai soliti “dinosauri” che non vogliono andarsene, hanno appena rieletto in Camerun il Presidente che ha 85 anni e che è li dal 1982. In questo mondo disorientato l’unico luogo dove i giovani possano esprimersi, dei valori cui fare riferimento è la Chiesa. Questa quindi è la grande novità.

Sul fenomeno dei migranti che arrivano in Europa cosa ha da dire un missionario?
Un missionario intanto prova una grande pena nel vedere questi ragazzi africani chiedere l’elemosina o essere aggrediti come è successo questa estate in varie parti d’Italia, essere usati come capri espiatori di una crisi alla quale loro contribuiscono quasi niente. Certo, io dico ai miei ragazzi: non partite, state qui nel vostro paese, studiate, lottate per cambiare il vostro paese. Se ve ne andate qui non cambierà mai niente. Però di fronte a questo io capisco anche perché scappano questi ragazzi: come dicevo prima, una situazione politica bloccata, non ci sono speranze per queste nuove generazioni, i vecchi tengono in mano tutto e quindi il desiderio di scappare e di cercare altrove una vita diversa è molto forte. Purtroppo io penso che l’Italia e gli altri paesi europei non sono stati in grado di gestire l’accoglienza. L’accoglienza è stata mal fatta, se si tiene qualcuno senza lavorare, perché non si può, i centri di accoglienza in gran parte non fanno il lavoro che devono fare e quindi li lasciano abbandonati li mandano fuori al mattino ad arrangiarsi, questo ha provocato il fatto che poi troviamo questi ragazzi nei parcheggi, nei centri commerciali, o peggio quando cadono nelle mani della criminalità diventano poi ladri o spacciatori. Questo è una conseguenza al non avere saputo gestire questo problema, che in ogni caso, è un problema epocale! E non è cosi semplice, e forse è solo all’inizio! Dobbiamo metterci in testa che forse è solo all’inizio!

In che modo possiamo contribuire, oltre alla preghiera, alle Missioni Cattoliche, noi cristiani europei?
Io direi che il nostro più grande aiuto sarebbe cambiare i nostri comportamenti di vita. Noi europei e nord americani stiamo vivendo di rapine sui prodotti di base che ci vengono anche dall’Africa. Noi sfruttiamo l’Africa, prendendo le risorse minerarie, alimentari a bassissimo prezzo, senza pagare quello che sarebbe giusto pagare. Noi cristiani dovremmo lottare nella nostra società perché diventi più giusta nei rapporti con gli altri. Siamo ladri e poi chiamiamo ladri quelli che vengono qui a riprendersi le briciole di quello che noi abbiamo rubato. Dobbiamo noi cristiani impegnarci fortemente nella politica. Dobbiamo impegnarci a fare entrare nella politica i nostri valori cristiani senza lasciarli ad altri, a seminatori di odio e di illusioni, che vogliono farci credere che la povertà, almeno in Italia sia finita, mentre forse sta aumentando.

Ringraziamo Padre Tonino della sua disponibilità, della grande generosità dimostrata nel rendersi disponibile nell’aiuto pastorale nella sua comunità di origine, in questo periodo che per lui doveva essere di riposo. Comunità che va orgogliosa di lui e che sente come un suo frutto, che dona al mondo per portare il Vangelo di Gesù. È un tuilese doc che ha lasciato una grande impronta nel tessuto sociale di questo paese con la fondazione del gruppo folk e altre iniziative culturali e sociali negli anni della sua giovinezza. Grazie per le parole e soprattutto per la testimonianza di vita. Lo sosteniamo con la vicinanza, l’affetto e la preghiera ora che torna nella sua amata Africa e gli auguriamo tanta salute e vitalità per il suo lavoro con i fratelli del Camerun. A si torrai a bi cun salludi!