Presieduti dall’Arcivescovo Roche nell’anniversario delI’incontro tra Paolo VI e l’Arcivescovo M. Ramsey

Spigolature Ecumeniche [III]
Il 13 marzo si sono celebrati in San Pietro i Vespri anglicani. La celebrazione, si inserisce nell’ambito degli eventi dei cinquanta anni dell’anniversario del dialogo tra Chiesa cattolica e Chiesa anglicana, ristabilito con l’incontro del 23 marzo 1966 tra Paolo VI e e l’arcivescovo di Canterbury, Michael Ramsey, presieduta dall’arcivescovo David Moxon, direttore del Centro anglicano di Roma e animata dal coro del Merton College di Oxford.
Nel suo sermone l’arcivescovo Artur Roche, segretario della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti ha affermato: San Gregorio Magno visse tutta la sua vita con la passione per l’evangelizzazione, tutto il suo lavoro era rivolto a portare la parola di Dio ovunque riuscisse ad arrivare, e con questa forza portò alla conversione al cristianesimo le popolazioni della Britannia.
Anche noi oggi ci sentiamo incoraggiati dal suo zelo missionario e a seguire il suo esempio senza aver paura. Rimaniamo aperti al sussurro dello Spirito Santo in modo da avere il coraggio e la fede di continuare a pregare e a lavorare insieme, per superare le barriere che rimangono, e per abbattere i muri di separazione e di divisione.

La riforma luterana [II]
Abbiamo ricordato che Martin Lutero non voleva assolutamente ribellarsi alla Chiesa, ma chiedeva una riforma nei capi (Papa, vescovi) e nel popolo. Era poi una costante della storia ormai a metà del secondo millennio di cristianesimo avere necessità di riforma e di aggiornamento.
In questo il monaco Lutero era sicura mente in buona compagnia con il monachesimo di Benedetto prima e di Cluny dopo, come era in buona compagnia di Francesco d’Assisi, di Pietro Valdo e ancora più vicino a lui John Wiclif e Jan Huss e la stessa Boemia di circa cinquant’anni prima.
Certo c’è la novità dell’attacco diretto alla corruzione della corte romana papale (i Borgia, il nepotismo e la vendita delle indulgenze). In questo la gerarchia cattolica si spaventa e subito anatematizza il monaco agostiniano e le sue tesi già dal gennaio del 1521 e nell’aprile 1521 lo stesso imperatore Carlo V lo bandì da tutti i territori dell’impero.
Solo nel 1525 Lutero abbandonò il suo abito monastico e a sorpresa si sposò, ma ancora senza progetto di chiesa alternativa o nuova: per Lutero questo era blasfemo. Comunque né la scomunica, né l’esser bandito dall’impero piegò Lutero, che continuò la sua opera capillare di alfabetizzazione cristiana di base centrata sulla Bibbia, insegnata e tradotta in tedesco.

Articolo intero su Nuovo Cammino n. 6 pag. 16.

Don Peppangelo Perria