L’ultimo libro del francescano P. Giuseppe Simbula

Venerdì 7 ottobre, ad Oristano è stato presentato l’ultimo libro di p. Giuseppe Simbula, dal titolo “Fra Piero Casu”. Una biografia. Un opuscolo di 132 pagine, corredato di immagini, appartenente alla Collana “Maestri e Testimoni” della Casa Editrice Biblioteca Francescana Sarda. P. Giuseppe Simbula, nato a Sini (OR), sacerdote dell’Ordine dei Frati Minori Conventuali, noto teologo, scrittore, giornalista e saggista, ha pubblicato tante opere fra le quali diverse biografie. Nel genere è uno specialista. Fra Piero Casu, nato a Osilo e conosciuto in molte parti della Sardegna per la sua permanenza nei diversi conventi francescani; anche lui frate dei Minori Conventuali, morto a soli 45 anni per una grave malattia, dopo una vita spesa per il prossimo. L’opera nasce da un progetto ben preciso che risulta chiaro anche al lettore: l’Autore vuol fare un omaggio a quanti conobbero e amarono fra Piero, ai familiari, ai confratelli e, nel contempo, parlare di chi è vissuto nell’umiltà, nell’impegno preso nel rispondere ad una precisa vocazione. Un susseguirsi di fatti che provengono dalla conoscenza diretta dell’Autore e da ricordi e testimonianze dei familiari di fra Piero e di amici e collaboratori. La prefazione di don Tonino Cabizzosu, partendo da cenni storici, con una sorta di zumata, porta in primo piano il protagonista del racconto. P. Simbula, con metodo e chiarezza espositiva, guida il lettore alla conoscenza di fra Piero. Un quadretto divertente, “un frate che sventola una bandiera su di un cornicione”, allegro e “di cricca”, come si suol dire; poi, la tragica circostanza che porta alla malattia. Un passo indietro e, via via, i capitoli sul paese natale, sulla famiglia e l’infanzia, sulla sua formazione e la professione religiosa, per tornare, poi, alla malattia e al triste epilogo con la morte di fra Piero. Merita, sicuramente, attenzione anche il capitolo dei “Fioretti”: si apre e si chiude col sorriso e, a tratti, suscita la risata. Se in un libro ha la sua logica rilevanza chi scrive e cosa scrive, non di meno ne ha il come scrive. Il tessuto narrativo è sorretto da un saldo “telaio” e il discorso fluisce e accompagna il lettore, incuriosendolo fino alla fine: diciamo che il libro si legge senza sosta. A questo concorre anche l’equilibrio fra le parti e la giusta posizione dei capitoli. Piacevole la gamma dei toni della narrazione che invitano alla riflessione nei momenti di profondità della vita di fra Piero, al bonario sorriso in quelli goliardici. Il discorso, tra le righe, ci dice anche che il tempo, fungendo da filtro tra noi e gli accadimenti, ci fa guardare tutto con occhio più indulgente: chissà quante volte padre Giuseppe, in qualità di guardiano o ministro provinciale, l’avrà ripreso per certe sue “gag” eccessive?! Chi ha conosciuto fra Piero ne ritroverà l’immagine di un tempo e, magari, ripenserà a tanti aneddoti che avrebbe potuto raccontare; chi non l’ha conosciuto si arricchirà di un esempio di umiltà e spontaneità. Ben si dice nella prefazione: “Il volume in questione ha il merito non solo di riproporre all’attenzione del grande pubblico una figura che non merita di essere dimenticata, ma, nel contempo, indica alla gioventù come sia possibile vivere in mezzo al popolo alti ideali, con semplicità e dedizione.” E allora è consequenziale l’appartenenza dell’opuscolo alla collana Maestri e Testimoni. Così dice l’Autore nella Postfazione: “… le virtù cristiane e francescane si insegnano non solo e non primariamente con gli scritti, ma soprattutto con l’esempio offerto nella vita di ogni giorno.”

Lauretta Cancedda

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