… Tra Chiesa, storia e architettura

Nella parte della diocesi che guarda alla Costa Verde, è sito il centro di Gennas Serapis, frazione di Guspini, meglio conosciuto come Montevecchio. Il centro appartiene al Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna, ed è inserito nella rete Geo-Parking dell’UNESCO. Le sue origini minerarie sono antichissime; fin dai tempi dei romani l’area veniva utilizzata a tale scopo, e questo è avvalorato da alcune testimonianze ottocentesche relative a ritrovamenti in situ di due pompe romane. Le attività estrattive continuarono nel medioevo sino all’epoca moderna ma mai con intensità paragonabile a quella che ebbe nell’ottocento. La sua origine è collegata all’interesse che un giovane prete sassarese mosse per queste aree: egli iniziò a effettuare degli scavi in cerca del minerale e, in un viaggio in cerca di soci per fondare una società di estrazione, incontrò Giovanni Antonio Sanna, anche egli sassarese, che riuscì a fondare la Società per la Coltivazione della Miniera di Piombo Argentifero detta di Montevecchio nel 1848. L’azienda divenne una tra le maggiori realtà industriali della Sardegna e il suo centro arrivò ad avere cinquemila abitanti. La filiera produttiva con alti e bassi proseguì sino al 1991; essa era essenzialmente divisa nei settori di Levante e di Ponente divisi dal centro abitato, nel quale sono collocati i maggiori edifici simbolo legati all’attività produttiva. Tra questi sono degni di nota la direzione, l’ospedale (considerato uno dei più moderni dell’ isola), la scuola, il dopolavoro, il cinema, il campo sportivo, la foresteria e la chiesa. Per volontà del fondatore venne edificato negli anni ‘70 dell’ ottocento la Palazzina della direzione con annessa la cappella votata a Santa Barbara, protettrice dei minatori. Inizialmente il progetto prevedeva al suo posto la realizzazione di una chiesa, ma questa superava le necessità del piccolo centro e si optò per la realizzazione dell’edificio della direzione con annessa una cappella di grandi dimensioni. L’edificio realizzato in stile neorinascimentale è collocato nella piazza principale, in posizione dominante sui cantieri di levante ed è organizzato su tre livelli ospitanti uffici tecnici e amministrativi, l’abitazione del direttore, e all’ultimo livello le cucine e gli alloggi della servitù. La cappella si affaccia su uno scenografico colle immerso negli alberi tipici della macchia mediterranea. Un sentiero che parte dalla chiesa ci fa percorrere una via crucis immersa nella vegetazione che si conclude su un sito roccioso con tre croci del Calvario e dal quale scaturiscono delle piccole cascate derivanti da un laghetto posto più a monte. La chiesa realizzata in stile ecclettico, ossia con la commistione nella stessa opera di stili differenti, subì diversi rimaneggiamenti soprattutto nel periodo fascista. Realizzata con un impianto a croce latina, della quale transetto e abside sono inglobati nella palazzina, era un tempo la cappella privata del direttore ma divenne presto un oratorio della parrocchiale di Guspini. La navata che sporge dalla palazzina presenta dei prospetti laterali tripartiti da paraste con capitelli pseudo-ionici e influenze liberty, poste su un basamento in rilievo. Ad arricchire il prospetto si aggiungono tre bifore con arco a tutto sesto, il tutto è racchiuso da una trabeazione tripartita con architrave, fregio liscio e cornice, sormontata da mensoline che reggono il coronamento in aggetto. Il prospetto frontale, anch’esso tripartito, presenta nello specchio centrale, al termine di una scalinata, un ampio portale d’accesso con timpano. Oltre il coronamento, sulla destra, è posto un campanile a vela inquadrato da due paraste con relativa trabeazione. L’interno è sfarzoso e ricco di affreschi con soffitto a cassettoni e l’abside è racchiuso da una balaustra. La patrona della città mineraria ha oggi come cappellano don Giuseppe Floris.

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