Le fatiche di due poeti tra ricordi, nostalgia e amore per la terra natia

Scherzando ho voluto titolare così, perché in questi ultimi tre mesi mi sono venuti tra le mani e ho potuto leggere le fatiche poetiche di due poeti morgongioresi. Pensando sempre alla durezza dell’ossidiana, sa perda de’ pistoni, ho potuto notare che anche dalla durezza può nascere la semplicità e la bellezza della poesia.

 

Omero Statzu
Nato a Morgongiori nel 1957, è emigrato a Roma nel 1968 per il servizio di leva, concluso il quale ha vissuto da emigrato fino al 1992. Rientrato a Morgongiori vive e lavora qui. Durante la lontananza, la nostalgia lo ha portato a scrivere poesie dedicate alla sua terra diventa un volume: Figli di madre terra, Le ParoleSapiensBook.com, Anguillara Sabazia – Roma, 2017. È la prima raccolta pubblicata da Omero. Nelle poesie, semplici e quasi infantili, c’è la nostalgia, la lontananza, anche la solitudine di un ragazzino che a vent’anni si trova in Continente per servire la patria, così si diceva quarant’anni fa.

 

Giampiero Fenu
Nato ad Oristano nel 1968, da genitori di Morgongiori, tornati in paese per vivere la loro serena pensione, e ha vissuto fino ai tredici anni la sua infanzia nei pressi del lago del Liscia, nella vicinanza di S. Antonio di Gallura (SS). Laureato in Scienze Geologiche presso l’Università degli Studi di Cagliari, oggi vive a Dolianova e lavora come geologo professionista. Il Lago, ricordi indelebili, Editrice Albatros, Roma 2016, è la sua prima pubblicazione: Questa è una raccolta di poesie scritte ricordando la mia infanzia vissuta in una casa su un lago. La natura mi ha fatto da compagna per tanti anni, anni vissuti in un ambiente stupendo, lontano dal caos della città, a contatto con ciò che di più bello ci circonda e che ogni individuo dovrebbe poter assaporare.

Articolo completo su Nuovo Cammino n. 6, pag 20.

Agipi