Santa Reparata, sulle fondamenta dell’antica Cattedrale

Nel cuore della Marmilla si trova l’abitato di Usellus, un piccolo comune ma con una grande storia. Nel II secolo a.C. sotto dominio romano, viene costituita come centro militare Uselis, sita alle pendici del colle Donigala, con una funzione di controllo delle popolazioni della Barbagia. Assume importanza tale da venire nominata dall’imperatore Colonia Julia Augusta Uselis, assumendo un titolo che in Sardegna possedeva ufficialmente soltanto l’attuale Porto Torres. La particolarità di tale titolo poneva gli Usellenses titolari degli stessi diritti politici e dei doveri pubblici dei Civium Romanorum dell’Urbe. Si possono notare nel territorio diverse tracce romane ben conservate, quali il ponte romano edificato in località Su Forraxi e la rete viaria ‘’via (lapidus) strata’’. Il borgo fu capoluogo della Curatoria a cui diede il nome di Parte Usellus, nel giudicato di Arborea. Il territorio assume una certa rilevanza anche dal punto di vista religioso, divenendo nei primi secoli (III sec d.C) sede vescovile, anche se tale data non è certa, ma la Diocesi di Uselis viene nominata diverse volte in alcuni documenti ufficiali come ad esempio da Papa Gregorio in una sua lettera a Gianuario di Cagliari. Sono poche le notizie del primo millennio. L’antica cattedrale di Uselis era dedicata alle sante martiri Giusta, Giustina ed Enedina. La chiesa inizialmente suffraganea dell’Arcidiocesi di Cagliari, nell’XI secolo diviene suffraganea della neodiocesi di Oristano. In “Archeologia medioevale” (1976) viene riportato da Angius un fatto legato alla distruzione della sede vescovile: egli sostiene che verso il 1181 i barbaricini saccheggiarono la città e fecero strage degli abitanti e che un terremoto unito a una forte grandinata distrusse le abitazioni. I superstiti decisero di rifondare il villaggio a poca distanza costituendo l’attuale Usellus. Se in questa leggenda si sostituiscono i barbaricini con lotte interne e il terremoto con la peste probabilmente la storia diviene più veritiera. Fatto sta che il vescovo di Usellus si trasferì ad Ales e venne edificata la nuova sede di S. Pietro. La diocesi in latino conserva ancora le sue origini legate a Usellus e viene chiamata Diocesis Uxellensis- Terralbensis. La chiesa campestre di Santa Reparata sorge sui resti della città romana della quale conserva le rovine. Essa consiste in un edificio in pietra con tre navate e una facciata con terminale piano sormontato da un campanile a vela collocato centralmente e quattro merli. Nella muratura settentrionale è possibile vedere una traccia di paramento murario risalente alle mura dell’antica chiesa romanica (XII secolo), che sorgeva trasversale rispetto a quella attuale edificata nel XVIII secolo. All’interno della chiesa è conservato un fonte battesimale di antica origine del tipo ad immersione, incassato nel pavimento. Attorno al sagrato si conservano le cumbessias, delle costruzioni tipiche nelle quali i fedeli possono soggiornare per la novena e la festa della santa. In questa area si svolgeva un mercato di prodotti agricoli della pastorizia e artigianali, che era tra i più interessanti della Sardegna. La chiesa appartiene alla parrocchia di San Bartolomeo, amministrata da don Mario Ecca. I fedeli sono particolarmente affezionati alla santa e a questo luogo, avendone visto prima il declino e poi la sua rinascita con i recenti restauri. Nei periodi estivi vi viene celebrata la Messa a domeniche alterne e la chiesa vive un momento centrale per la festa della sua patrona l’8 ottobre, all’interno delle mura che delimitano il sagrato.

Matteo Argiolas

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