Le riflessioni di mons. Gian Carlo Maria Bregantini: «Ho visto la gioia di un’Isola che reagisce con forza alla crisi economica»

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Mons. Bregantini, lei era qui, alla miniera di Serbariu da questa mattina e ha potuto vedere e incontrare i tantissimi ragazzi. Ci faccia un commento a conclusione di questa giornata. Sottolineo tre aspetti positivi: il primo riguarda il sito da cui si è partiti per questa Marcia della Pace, che serve a fare memoria positiva e non nostalgia. Non so in che modo si possa valorizzare il carbone, e non so se si possa usare per dare una mano alle grandi industrie dell’acciaio di Portovesme che sono in grande sofferenza per il costo dell’energia. Per questo dico che i politici devono avere lungimiranza progettuale. Il secondo punto positivo è la forza dei giovani che ho incontrato questa mattina e che poi hanno sfilato con noi nella Marcia. Aver valorizzato la mattina con i laboratori per i giovani è stata una idea geniale. La terza cosa bella di oggi è l’unità dei vescovi sardi. La proposta di questa Marcia è nata da una diocesi, la stessa marcia la si fa in una città di un’altra diocesi, confluiscono anche altri vescovi, altri preti e gente da tutta la Sardegna, e questo mi fa dire che quest’Isola ha una sua storia positiva che deve essere ri-valorizzata e soprattutto occorre fare in modo che divenga una storia di tipicità positiva. Quali sono i passi da fare per raggiungere questa positività? Uno solo. Bisogna avere un po’ più di coraggio nel programmare lo sviluppo, perché tante cose in quest’Isola le vedo impacciate, anche perché tutto viene ricondotto al problema ambientale. Se si vuole piantare un chiodo, anche questo diventa un problema ambientale che blocca, paralizza, non consente di fare programmi lungimiranti. Sta dicendo che a voler mettere l’ambiente dentro una campana di vetro e poterlo vedere solo dall’esterno è controproducente per l’uomo? Nell’enciclica “Laudato si” che è un importante documento sul creato, papa Francesco dice chiaramente che non dobbiamo essere devoti del Creato, ma lo dobbiamo custodire e dobbiamo lavorare. Purtroppo la Sardegna, come Taranto e come tanti altri territori, è passata da una fase in cui dell’ambiente non ce ne fregava niente a un mondo in cui il creato lo si vuole far diventare un idolo intoccabile, e questo atteggiamento ci farà morire tutti di fame. Quindi, la lungimiranza di cui parlava? Certo! Occorre lungimiranza. Occorre fare un piano di almeno 15 anni, tutti insieme, mettendo ciascuno le proprie capacità, pensando bene che bisogna partire dall’agricoltura che oggi manca. Cosa si porta nel cuore dopo questa giornata? Mi porto la bellezza della storia di questa terra che oggi ho capito di più, e la riconferma che bisogna lottare insieme con lungimiranza e con fiducia come mi accadeva di fare in Calabria. Mi porto nel cuore soprattutto la gioia di un’Isola che non si rassegna e che vuole trasformare “l’ancora” in tanti progetti concreti di speranza. E questo lo possiamo raggiungere applicando i cinque verbi che Papa Francesco ci suggerisce nel messaggio per la Giornata Mondiale della Pace. I verbi sono: “cogliere i segni positivi della solidarietà, conoscere i segni dell’indifferenza, risanare il cuore, promuovere una cultura della solidarietà, educare al bene comune”. Insisto molto su questo perché credo che il Papa ci abbia offerto un capolavoro metodologico anche facile da applicare.

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