“Noi abbiamo conosciuto solo la pace, abbiamo una grande responsabilità nel mondo per cui dobbiamo essere attenti agli sviluppi delle situazioni di guerre”

Noi non siamo degli illusi! Di fronte ai grandi problemi del mondo, ai problemi della pace, della guerra noi cosa contiamo? Che cosa conta la Sardegna, che cosa contano i giovani? Che cosa possono fare? Le decisioni di pace e di guerra sembrano confinati nei grandi palazzi del potere, non conta niente l’Italia, forse conta poco anche l’Europa.
Non ci stiamo illudendo. Credo che la questione della pace e della guerra non riguardi solo i grandi di questo mondo. Per dirla in maniera sintetica: la pace è una cosa troppo seria per lasciarla ai diplomatici o per lasciarla ai militari, la pace riguarda tutti, tutti noi, anche perché tutti noi ci accorgiamo delle conseguenze della guerra. Oggi in Italia si discute molto del problema migranti. Alcuni dicono: basta con l’accoglienza, la barca è piena, non ce la facciamo più. Ma da dove vengono tanti rifugiati migranti, da dove vengono i Siriani, se non da una guerra assurda? I rifugiati sono spesso frutto della guerra.
Noi abbiamo la responsabilità di vigilare sulla guerra e sulla pace. Noi siamo distratti, abbiamo una grande chance, una grande fortuna di vivere in una situazione di pace. Le generazioni che ci hanno preceduto hanno conosciuto la guerra, noi tutti, italiani di origine, abbiamo conosciuto solo la pace, abbiamo una grande responsabilità nel mondo per cui dobbiamo essere attenti agli sviluppi delle situazioni di guerre e di pace. Cosa possiamo fare?
La pace è possibile, pochi possono fare la guerra, pochi possono seminare il panico con il terrorismo. Bastano poche persone folli per creare grandi dolori. Pochi possono fare la guerra, pochi convinti, coraggiosi e pazienti possono realizzare la pace sui grandi scenari del mondo, ma anche sui piccoli scenari del proprio Paese e della propria città, sempre vigilando sulla pace, facendo sentire sempre la propria voce, pregando per la pace, perché la preghiera per la pace è una grande forza, forse più forte della potenza del male. Lottando contro la violenza quotidiana dell’esclusione, della miseria e dell’inaccoglienza si lavora per la pace e per la solidarietà del quotidiano.

Andrea Riccardi

Camminare insieme per un futuro migliore

Il problema della pace è intrecciato, nel nostro mondo, con tante questioni. Pensate alla questione nucleare. Le nuove minacce nucleari che vengono dalla Corea del Nord e dal conflitto con gli Stati Uniti d’America rappresentano grandi minacce. Ci sono poi quelle minacce più vicine a noi, quelle che avvengono nella vita di ogni giorno, quello che è stato chiamato “lo scontro di civiltà”, la difficoltà di vivere insieme tra diversi, tra persone di cultura e abitudini diverse.
Noi viviamo nel tempo della globalizzazione, siamo tutti più uniti, il mondo si è fatto più piccolo attraverso le comunicazioni. Possiamo superare tutti i confini, la scienza, per esempio, sta superando questi confini. Ciononostante, abbiamo il vicino di casa, che viene dal Senegal o della Siria e non sappiamo di vivere vicino a lui.La scienza sta unendo il mondo, ma gli uomini e le donne sono sempre più divisi, perché mancano dei valori che uniscono. Credo che una marcia come questa, ed il lavoro di ogni giorno per la pace da valore al cuore dell’uomo e della donna perché imparano a vivere insieme.
La vera missione della pace oggi è quella di imparare a vivere insieme, di rispettare le culture degli altri, di conoscersi, di ascoltarsi, di ascoltare quali sono le domande, di tornare a comunicare insieme, perché insieme costruiamo il mondo di domani. Anche questa marcia ha avuto un alto significato, perché mi ha insegnato a camminare insieme e a capire che se vogliamo un futuro migliore dobbiamo sempre camminare insieme.

Marco Impagliazzo

Don Marco Lai

Direttore Caritas Sardegna

L’ampio respiro regionale della Marcia ci permette di parlare di pace, mobilitando l’intera comunità nella creazione di una società più giusta e inclusiva, che metta al centro il bene comune.

Marco Murgia

Sindaco di Ozieri

I quattro verbi Accogliere, Proteggere, Promuovere e Integrare sono stati il filo conduttore della Marcia, ma anche le azioni che la cittadina del Logudoro ha mostrato negli anni di saper tradurre in concreto aprendosi senza paura all’ospitalità e all’inclusione, soprattutto grazie all’opera della Caritas diocesana

Giampiero Farru

Presidente CSV Sardegna Solidale

Una scuola che accoglie: cambia musica, scegli di essere un volontario. I ragazzi stanno seminando quello che altri sicuramente raccoglieranno, ma ciò costituisce la premessa per dire che costruire relazioni è possibile.