Diversi punti critici che meritano un’attenta riflessione

Ci sono tante ragioni per dire NO alla revisione Renzi-Boschi- Verdini. Anzitutto per lo scempio del testo della nostra Costituzione. Com’è noto, le Carte sono frutto di attenta riflessione e contengono disposizioni solenni, semplici e chiare, di cui il popolo deve comprendere lo spirito e il significato. Per un grande linguista come Tullio De Mauro, la nostra Costituzione è un testo esemplare. “È uno scritto – dice – di grande limpidezza, frutto evidente dell’attenzione dei padri costituenti per la chiarezza e l’accessibilità». Non a caso un Premio Strega speciale nel giugno del 2006 è stato assegnato al ‘libro italiano’ per eccellenza: la Costituzione. Ora un testo di così alto valore civile, politico, morale e linguistico, viene imbrattato da Renzi con articoli sconci e incomprensibili. Quanto alla pessima qualità del testo di riforma dal punto di vista tecnico, ci limitiamo a questo esempio, la definizione delle competenze legislative da esercitare insieme dalla Camera e dal Senato (“nuovo” art. 70): “La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per (sic!) le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all’art. 71, per le leggi che determinano l’ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell’Italia alla formazione e all’attuazione della normativa e delle politiche dell’Unione europea, per quella (?) che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l’ufficio di senatore e di cui all’art. 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116 terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo comma”. Un vero pasticcio dell’ultima ora che darà filo da torcere a chi dovrà darne attuazione, con conflitti intepretativi che la Corte costituzionale sarà chiamata a sbrogliare. Forse questo svilimento è la madre di tutte le ragioni per dire un NO secco a questo sconcio. Ma ci sono altre ragioni gravi. Il bicameralismo rimane con un procedimento legislativo reso più complicato dall’art. 70 e con i costi quasi immutati del Senato. L’unica novità è che esso non sarà più elettivo. Si colpisce così la rappresentanza e il potere di scelta dei cittadini in favore di una casta (sindaci delle maggiori città e presidenti di regione) che non rappresentano i territori, ma le fazioni di questo o quel partito. Ci sono poi due altri punti critici: la revisione del titolo V accentra i poteri sul governo, consentendigli con la “c.d. clausola vampiro” di avocare a sé ogni competenza regionale, sopprimendo così il regionalismo, che è stata una delle grandi innovazioni in senso democratico della nostra Assemblea costituente. Questa centralità del governo si accentua con l’Italicum che pone nelle mani dei dirigenti nazionali dei partiti la composizione della Camera e assegna al partito che vince il ballottaggio tutte le leve di potere del Paese, scombinando persino il bilanciamento dei poteri. Del pericolo si è accorto anche Renzi, che aveva pensato l’Italicum per sé e si è accorto che invece favorisce il M5S. In realtà le leggi elettorali non si fanno per questo o quello ma, in modo equilibrato, per assicurare la rappresentanza del corpo elettorale. Da ultimo ma non per importanza, le costituzioni si modificano con emendamenti, su singoli punti, come è accaduto alla Costituzione americana che è la stessa delle origini, aggiornata con emendamenti, che la adattano alle mutate situazioni, migliorandola. La revisione Renzi-Boschi-Verdini, come quella Berlusconi-Bossi bocciata dal referendum del 2006, modifica circa 50 articoli, ossia un nuovo testo, un vero scasso della Costituzione più bella del mondo!

Andrea Pubusa Università di Cagliari