Vedo una grande voglia di riprendersi il paese

Contro lo spopolamento anche l’inclusione integrale del popolo Rom. Il cantiere «Lavoras» ha creato quattro posti

Si affida allo sport per rilanciare un Comune dove, parola del sindaco Anna Maria Dore, si trova ancora qualche imprenditore coraggioso. Le premesse ci sono: due squadre in seria A1 di hockey su prato; Juvenilia e HT Suelli; una formazione di arcieri che con Daniele Raffolini, Ilaria Spano, Fabio Ibba ed Eleonora Meloni primeggia in Sardegna; un campione italiano, Francesco Piras, di lancio del disco under 18. Chissà che la sindaca non riesca a schierare questa formazione di atleti il 3 e il 5 novembre prossimi quando l’arcivescovo mons. Roberto Carboni sarà in visita pastorale nella parrocchia di Santa Maria Maddalena.

Per combattere lo spopolamento la signora in fascia tricolore spera nei rom, nomadi in altri comuni ma che a Uras mettono su casa. “Comune e parrocchia possono incontrarsi e collaborare su diversi problemi riguardanti la nostra comunità. Il principale – dice Anna Maria Dore – è quello giovanile: far partecipi gli under 30 della vita di Uras, del rilancio di questo centro in posizione strategica al centro del Campidano, che attraverso lo sport comincia a richiamare ragazzi e sportivi dai paesi limitrofi. Ogni buona intenzione e ogni iniziativa, però, vengono notevolmente ridimensionate dall’emergenza lavoro. È difficile trovare a Uras giovani sotto i trent’anni”.

Solamente il 12,4% della popolazione è compresa nella fascia d’età tra 15 e 29 anni, la categoria anagrafica che disegna un futuro di speranze. Quasi il 30% degli abitanti si trova nella fascia tra 60 e 84 anni. Gli studenti – scuola primaria e secondaria – sono 284. “Senza opportunità lavorative a Uras o nei comprensori vicini – dice la sindaca – è normale che i giovani vadano a cercare occupazione in altre parti della Sardegna se non d’Italia e all’estero”. Un’emorragia puntualmente registrata all’anagrafe dove i residenti diminuiscono ogni anno: 3094 nel 2001 diventati 2805 alla fine dell’anno scorso, quasi 300 persone in meno. “Se la situazione non è peggiore – aggiunge la sindaca – lo dobbiamo ai rom che si insediano nel nostro comune e si integrano bene con la popolazione”.

Dal 2001 al 2018 è stato uno stillicidio di persone che hanno lasciato Uras, con due sole eccezioni: nel 2007 e nel 2012. L’anno peggiore il 2014 con 41 persone in meno rispetto al 2013. Lo scorso dicembre 1184 famiglie (2,47 la media dei componenti) a vigilare su un paese sempre più vecchio: 47,9 anni l’età media. Era 41,5 nel 2002. Da 28 mesi alla guida della cittadina, Anna Maria Dore è preoccupata, ma indica motivi di speranza per la sua gente. “Vedo nei miei concittadini una voglia di riprendersi il paese, di creare qualcosa di identitario, di richiamo ad Uras. I presepi spontaneamente allestiti, per le festività natalizie, in ogni angolo del paese, sono un segno non solo dell’attaccamento della nostra gente alle tradizioni, ma anche un modo per creare originale attrattiva turistico- folclorica”.

La sindaca non si rassegna all’ordinaria amministrazione. “Uno dei punti fondamentali del mio programma era la realizzazione di una casa di riposo. Abbiamo dovuto spostare l’obiettivo verso una casa di riposo integrata per soggetti non autosufficienti. Si lavora per trasformare «casa Piras» in un centro diurno per anziani del paese: Sono 727 gli over 65, quasi un quarto della popolazione. Un cantiere «Lavoras » ha creato quattro posti di lavoro”. L’incendio del 24 gennaio scorso al caseggiato delle scuole elementari è costata al comune 500 mila euro. “Ma la struttura è stata resa più funzionale”, precisa la sindaca. Di questi problemi la sindaca Anna Maria Dore ne parlerà con mons. Roberto Carboni il 3 e il 5 novembre.