Insediato il nuovo “senato” del Vescovo composto da 19 sacerdoti

nc-20-015

Si è insediato ufficialmente il nuovo Consiglio Presbiterale della diocesi di Ales-Terralba. Il 7 novembre alle ore 9.30 ha inaugurato i suoi lavori, presieduto dal Vescovo, riconfermando segretario don Nico Massa. A norma di Diritto Canonico il vecchio Consiglio aveva cessato la sua funzione con l’avvicendamento nella sede vescovile, e il nuovo vescovo P. Roberto aveva provveduto a indire le elezioni tra i sacerdoti già dal 27 settembre, a distanza di cinque mesi dal suo ingresso in diocesi. Ma quale compito ha il Consiglio Presbiterale Diocesano? È un organismo di partecipazione, che esprime tutto il Presbiterio diocesano, previsto già dal Concilio Ecumenico: “(I Vescovi) Siano pronti ad ascoltarne il parere (dei presbiteri), anzi, siano loro stessi a consultarlo e a esaminare assieme i problemi riguardanti le necessità del lavoro pastorale e il bene della diocesi. E perché ciò sia possibile nella pratica, è bene che esista – nel modo più confacente alle circostanze e ai bisogni di oggi nella forma e secondo norme giuridiche da stabilire (65) – una commissione o senato di sacerdoti in rappresentanza del presbiterio, il quale con i suoi consigli possa aiutare efficacemente il vescovo nel governo della diocesi” (PO 7). Come in diversi ambiti della Chiesa e della società civile gli organismi di partecipazione, in rappresentanza della base, hanno conosciuto tempi di grande interesse, esprimendo il coinvolgimento di tutte le persone interessate nell’analisi delle situazioni e nella proposta di linee operative condivise. Dal punto di vista ecclesiale non è pensabile un esercizio della potestà episcopale che prescinda dal confronto sistematico con il presbiterio, che ne condivide l’impegno pastorale. Più recentemente questo tipo di collaborazione ha conosciuto un certo calo di interesse. Le sedute si sono diradate nel tempo e le forme di collaborazione hanno percorso strade diverse. La nostra diocesi ha conosciuto in questi anni recenti la vasta mobilitazione di preti e laici nella grande assise del Sinodo, che ha valorizzato l’apporto di riflessioni e proposte di gran parte della comunità cristiana (parrocchie, associazioni, organismi diocesani e parrocchiali. L’ultima seduta del Consiglio Presbiterale, nella precedente gestione episcopale, risaliva al 26 maggio del 2015. Questo dà l’idea dell’importanza di questo nuovo avvio di collaborazione partecipata. Nel primo incontro si è provveduto agli adempimenti preliminari: insediamento del Consiglio ed elezione del Segretario, incaricato soprattutto della verbalizzazione, della cura dell’archivio, delle comunicazioni e della rappresentanza a livello regionale. È risultato eletto, e riconfermato, don Nico Massa, dopo la rinuncia del più votato don Nicola Demelas, sovraccarico di impegni: i confratelli hanno condiviso con un applauso. Sulla figura del Moderatore, presente nel precedente statuto, si è preferito lasciare al Vescovo la scelta del presbitero incaricato, affidandosi alle proposte di un nuovo statuto e regolamento che scaturiranno dal lavoro della Commissione di studio composta da don Nico, don Claudio Marras e P. Jerome. Si è entrati quindi nel vivo delle questioni proposte dal Vescovo. Molto nutrito, in verità, l’ordine del giorno. E infatti solo in parte si è riusciti ad esaminarne i temi. Gran parte del tempo e degli interventi è stata dedicata alla questione dei padrini e dei “testimoni” per i sacramenti del Battesimo e della Cresima, argomento che costituisce un vero assillo nella vita dei preti. Per questo i Vescovi sardi hanno deciso di aderire al suggerimento della CEI, introducendo la figura dei “testimoni”, che, nell’impossibilità di assumere pienamente l’ufficio di padrini, per incoerenza conclamata nella loro vita, possono affiancare il battezzato o il cresimato nel rito sacramentale come testimoni, come nel rito del Matrimonio. La discussione avvenuta nel Consiglio, senza mettere in dubbio le indicazioni della Conferenza episcopale sarda (vedi il comunicato stampa) ha confermato la difficoltà di confrontarsi con la realtà diversificata esistente nelle parrocchie. Il disagio è diffuso allo stesso modo nelle parrocchie del Campidano e della Marmilla e richiede la rivisitazione e forse il superamento della figura dei padrini, che appartiene all’antica prassi ecclesiale. Altri argomenti sono stati trattati, ma attendono di essere esaminati ulteriormente.

N.M.

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