Diocesi.La relazione-base di mons. Mario Simula al Clero diocesano per il ritiro mensile sulla condizione e ministero dei sacerdoti anziani o in quiescenza

Questo il tema affrontato dai sacerdoti diocesani nel ritiro spirituale del 16 febbraio scorso. I sacerdoti hanno risposto ad alcune domande in gruppi di studio, di cui è stato riferito in assemblea. Riportiamo lo schema dell’intervento di apertura di don Mario Simula, vicario generale della arcidiocesi di Sassari, che ringraziamo a nome della nostra Comunità diocesana.

Il presbitero nel tempo dell’anzianità
L’anziano è persona in età anziana. Ma è persona. Con alcune qualità che gli appartengono: la saggezza; la libertà; la prudenza; il consiglio. A partire da: una cosciente fragilità; un effettivo condizionamento; una indipendenza limitata. Ci sono diversi tipi di anzianità presbiterale: ancora attiva, limitante, disabilitante. Ognuna di queste forme di anzianità del prete richiede: la risposta o le risposte giuste e appropriate; date al tempo giusto; col dialogo più rispettoso e opportuno; attraverso l’ascolto empatico; con gratitudine per il servizio reso o ancora in fase di realizzazione, Tutto questo: senza offendere; senza imporre; senza svalutare; senza emarginare (un prete anziano non può sentirsi solo, emarginato, dimenticato); senza gelosie; egoismi e rivalità da parte dei più giovani. Il prete anziano: è testimone scandaloso del l’antiefficienza; è per condizione oppositore dell’eresia stolta del fare; è forza vitale delle cose essenziali. Quando stiamo bene e siamo in forze e giovani o adulti efficienti, la tentazione di sopravalutarci è sempre alla porta dei nostri pensieri e delle nostre motivazioni. Il prete anziano: cesella quell’equilibrio delicato e fragile che esiste tra l’agire e l’essere tra il buttarsi nella mischia e la contemplazione; è portatore sano di debolezza, di disarmo, di prudenza; è fuscello con il coraggio interiore della roccia.
L’anzianità non è “una vergogna”
Il prete anziano ha sulle spalle: una vita spesa; una storia vissuta; una fede vissuta ormai collaudata; una tradizione da trasmettere; un’esperienza da donare; una paternità che rimane sempre feconda; una giovinezza rallegrata dal suo Dio; che si misura nell’anima non nell’anagrafe (più giovani dei giovani!). Quale relazione stabilire col sacerdote nel tempo dell’anzianità? Il riconoscimento; l’accettazione; l’esperienza; la competenza; la disponibilità. Fra queste a noi interessa in modo particolare la valorizzazione pastorale: il prete anziano non può inventarsi da solo l’occupazione del tempo libero; rischia di lasciarsi prendere
dal rancore e dal risentimento.

Articolo intero su Nuovo Cammino n. 4, pag. 4.

Don Mario Simula