Gonnosfanadiga. Convegno sulle sfide della Bioetica

All’incontro con don Giorgio Lisci e il Vescovo hanno preso parte il dott. Gualtiero Atzei e don Massimo Angelelli

Il Convegno svoltosi sabato 27 maggio presso il saloncino della Parrocchia del S. Cuore a Gonnosfanadiga è stato il primo grande appuntamento diocesano sui temi etici, incentrato sull’importanza delle cure palliative e dei servizi a sostegno dei pazienti affetti da malattie gravi.
All’incontro, fortemente voluto dal parroco don Giorgio Lisci, hanno preso parte il Dottor Gualtiero Atzei, medico e presidente dell’”Associazione Gigi Ghirotti”, che assiste a domicilio i malati terminali e don Massimo Angelelli, cappellano del Policlinico Tor Vergata di Roma e da tempo impegnato nella costruzione del rapporto con il malato. Entrambi hanno trattato il tema della malattia grave e terminale, proponendo una visione del malato come persona, più che come paziente e dando un grande rilievo alle relazioni personali e comunicative che vi ruotano attorno e alla loro strategicità.
Da un punto di vista medico, ha spiegato il dottor Atzei, la malattia terminale subentra quando la medicina di base non è più capace di trovare soluzioni che consentano di giungere ad una guarigione e pertanto rimette il malato alla sua famiglia. Il cosiddetto “non c’è più nulla da fare” che la medicina tradizionale considera come capolinea è in realtà uno dei momenti delicati della vita del malato e dei suoi cari. Quando la malattia diviene inguaribile non significa infatti, spiega il dottor Atzei, che non sia curabile. Esistono una molteplicità di sintomi fisici e psichici che si manifestano proprio nel momento in cui l’individuo raggiunge la consapevolezza che non vi è più una cura specifica.  In questa fase si rivelano fondamentali le cure palliative che consentono di alleviare i sintomi disturbanti della patologia e hanno la grande peculiarità di prendersi cura della persona nella sua totalità, curando sia gli aspetti fisici che quelli psicologici, sociali, morali e religiosi con un intervento multidisciplinare e multiprofessionale.
La legge 38/2010 ha segnato una svolta importante in questo ambito. Le cure palliative oggi vengono estese anche a persone affette da malattie croniche e degenerative e possono essere applicate anche nelle fasi iniziali mediante un approccio integrato e progressivo di terapia attiva sulla medicina di base. L’obiettivo non è più la guarigione, ma il mantenimento di un adeguato livello di qualità di vita. Il ma lato di Sla o di una demenza avanzata ha il diritto alla continuazione dignitosa della sua vita, di essere accudito nel modo più adeguato possibile e di ricevere tutti gli stimoli che, nonostante l’incapacità di gestire il proprio corpo, gli possono essere dati.
Da un punto di vita psicologico la comunicazione diventa strumento fondamentale per saper riconoscere e sostenere i bisogni e i desideri della persona malata e dei suoi “caregivers”, che spesso tendono all’isolamento, al rifiuto e alla rassegnazione. Con il giusto approccio spiega don Massimo Angelelli “si impara a comprendere che la fragilità è un’esperienza umana e fa parte della vita stessa, per questo non bisogna scacciarla ma comprenderla”.
Una vita dignitosa non deve essere intesa esclusivamente come libertà di controllare il proprio corpo, ma come valore cristiano di accettazione della condizione di essere umano in tutte le sue espressioni, compresa quella della vulnerabilità del proprio fisico e del dolore.

Marilena Colombu