Intervista a don Stefano Mallocci responsabile delle due parrocchie indica le priorità pastorali

Pecedenza ai bambini e ai giovani. Quella fatta da don Stefano Mallocci non è una scelta anagrafica, ma pastorale, perché attraverso fanciulli, adolescenti e ragazzi vuole coinvolgere la famiglia nella sua totalità. Un parroco che non aspetta i parrocchiani, ma va incontrarli a casa. “Quest’anno – dice il sacerdote – abbiamo ripreso la benedizione pasquale e nel volgere di tre anni conto di visitare tutte le famiglie”. Tra qualche giorno don Stefano festeggerà il primo anniversario del suo arrivo a Sardara, dove l’unità pastorale, annunciata dall’ultimo sinodo diocesano, è nei fatti: le parrocchie delle Beata Vergine Assunta e di Sant’Antonio di Padova formano – come si legge nel notiziario settimanale – un’unica “comunità viva”. Messe celebrate a giorni alterni nei due templi (una in più in “sa cresia manna”), catechesi unitaria, amministrazione dei sacramenti centralizzata. Una sola distinzione: “Rispetto e conservazione delle tradizioni di ciascuna parrocchia: questo è patrimonio inalienabile da non mettere mai in discussione”, precisa don Mallocci. Regola non scritta che non condiziona il lavoro del parroco polarizzato sullo stare in mezzo alla gente, soprattutto tra ragazzi, giovani e fanciulli. In questa centralità anagrafica under 25 posto privilegiato a oratorio e catechesi istituzionale di base. C’è un’osmosi formativa fra le due realtà. “L’oratorio deve essere vivo, attivo, coinvolgente, aperto verso la comunità parrocchiale e tutto il paese”. Una scommessa educativa che vede schierati 20 educatori (over 20 ma non oltre 40 anni d’età) e 15 vice animatori (adolescenti tra 15 e 18 anni) impegnati sul fronte oratoriale e Azione Cattolica Ragazzi. Un impegno che comincia a dare frutti. “L’anno scorso dice il parroco – abbiamo iscritto un centinaio di bambini all’ACR che ogni sabato hanno frequentato regolarmente le attività di formazione”. Ma l’evento realmente comunitario per i bambini è l’oratorio domenicale che spalanca le porte a quanti vogliono tuffarsi completamente nel gioco libero e organizzato. “Per fortuna non mancano gli spazi”, ammette don Mallocci. La preparazione alla GMG di Cracovia ha caratterizzato l’attività di 15 giovani che con altri 50 coetanei della diocesi hanno partecipato, lo scorso mese di luglio, al raduno mondiale nella città di San papa Giovanni Paolo II. Secondo la migliore e collaudata metodologia educativa e organizzativa dell’Azione Cattolica, la formazione si svolge in modo graduale e continuo in tutte le età e situazioni. Si comincia con l’esperimento della “Bibbia raccontata ai piccoli” riservata ai bambini di tre-sei anni, un progetto seguito da due insegnanti elementari. “Nessuna fuga in avanti – spiega il parroco – ma un modo per far incontrare parrocchia e mondo della prima infanzia che, dopo il Battesimo e fino all’inizio della scuola primaria, rischiano di ignorarsi completamente. Il percorso vero e proprio di catechesi inizia a 6 anni con l’ingresso in ACR, poi prosegue normalmente fino al termine della seconda media. Dalla terza media si entra a far parte di uno dei due gruppi post cresima. Si è riusciti, infatti, a individuare per gli adolescenti nuove forme di sensibilizzazione e di impegno che riducono al minimo la diaspora dei quattordicenni”. Per non farsi mancare nulla in fatto di proposta educativa ecco tre settimane di Grest e il campo scuola annuale. In una chiesa dinamica e dalle porte aperte, che indica ai fedeli le strade per incontri individuali e comunitari con Cristo, il parroco è prima di tutto un evangelizzatore “con l’odore delle pecore”, “ma anche – aggiunge don Stefano – armonizzatore dei progetti e delle attività dei gruppi parrocchiali e, nel caso, delle sinergie con le iniziative proposte e realizzate da organizzazioni esterne alla parrocchia e dalle istituzioni comunali”. Parroco educatore, catalizzatore, e, perché no, tecnologico. “Anche Facebook, mail e social possono essere un modo per incontrare, almeno inizialmente, i parrocchiani. Ogni mezzo – conclude don Stefano – è buono per camminare in mezzo e a fianco alla gente”.

Mario Girau

 

Don Stefano Mallocci Nato a Mogoro 38 anni fa, ordinato sacerdote il 19 novembre 2005. Vice parroco a san Nicolò (Guspini) e Santa Barbara (Villacidro), parroco per 5 anni a Sini e Genuri. Una vocazione giovanile, dopo un anno di studio all’Università nella Facoltà di Scienze Naturali, maturata in famiglia e nelle file dell’Azione Cattolica. “Mi ha molto aiutato nella mia decisione – dice don Stefano – l’esempio dei parroci alternatisi nella comunità di Mogoro, in particolare monsignor Pier Angelo Zedda. L’autentica svolta vocazionale l’ho avuto con la partecipazione alla Giornata Mondiale della Gioventù di Parigi, nel 1997, anno del diploma”. Numerosi gli incarichi diocesani di don Stefano: Presidente dell’Istituto Sostentamento del Clero, Assistente Azione cattolica Ragazzi e giovani; Assistente diocesano della sottosezione Unitalsi. Rettore del Santuario di Santa Mariaquas.

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